Il commercio e il lavoro

Le basi che fondano l’esistenza delle città sono strettamente legate allo sviluppo del commercio. L’essere umano ha presto  capito che vivere in comunità, non solo garantiva maggior sicurezza da attacchi esterni, ma consentiva di scambiare agevolmente beni alimentari e materiali, così come manodopera e competenze.  La città contemporanea vive tuttora sulla dinamica dello scambio di beni e soprattutto di servizi tra i concittadini, tanto che agevolarne la circolazione e stimolarne lo sviluppo costituisce uno dei compiti a mio avviso più critici per una pubblica amministrazione.

Questo tema può essere analizzato su due macro livelli:  uno di dimensione internazionale che vede la città e i suoi abitanti relazionarsi con i traffici mondiali, il secondo  di ambito locale, espressione dei  bisogni quotidiani dei cittadini

 

Milano nel mondo

In termini di capacità di attrarre attività terziarie, Milano si sta allineando alle altre città europee, colmando un divario che si era aperto da troppo tempo. Purtroppo nella fase economica attuale, questa direttrice di sviluppo non è più sufficiente: insieme a settori tradizionalmente appartenenti al terziario, come servizi finanziari e logistica, oggi è necessario insistere su nuovi ambiti di investimento come innovazione, ricerca  e cultura.

Negli ultimi anni stanno nascendo diverse start-up e nuove attività per soddisfare un mercato sempre più esigente e differenziato. Ribadito in più occasioni da Sala, un euro investito in ricerca e sviluppo crea un indotto ben maggiore, variabile in base alla disciplina affrontata; che si tratti di temi scientifici, ambientali o sociali, i benefici per la città che vi investe sono innumerevoli. Un esempio che si può citare è la volontà di IBM di avviare un centro di ricerca nell’area di EXPO, investendo 150 milioni di euro; somma destinata ai ricercatori, ma capace anche di creare indotto in altre settori correlati.

L’innovazione non si origina solo grazie a cospicui finanziamenti pubblici e privati, ma prende piede laddove vi siano condizioni ambientali favorevoli al suo insediamento. Le città mondiali si stanno sfidando su questo tema perché più una città è vivibile, stimolante e ricca di servizi, più è capace di attirare nuovi investitori. Ecco che diventa fondamentale incentivare il trasporto pubblico, migliorare il sistema ecologico-ambientale urbano, sostenere l’istruzione e la cultura, garantire pari diritti a tutti i cittadini. Proprio a quest’ultimo proposito è importante sottolineare come diverse multinazionali abbiano già dichiarato di insediarsi solo dove tutti i loro dipendenti possano godere di uguali diritti e di un’elevata qualità di vita. Si crea così un circolo virtuoso: una città migliore attira capitali; disporre di più capitali significa avere più occasioni di migliorare la città.

Le zone hanno un ruolo molto importante anche in questo ambito, perché, grazie alla loro conoscenza delle criticità locali, danno un fondamentale contributo all’amministrazione comunale nel migliorare la qualità urbana attirando nuovi investimenti. Pensate a quanto sono cambiate le zone di Solari, Lambrate/Ventura grazie alla moda e design. Oppure come si sta trasformando la zona Ortles grazie agli investimenti della fondazione Prada e dei fondi pubblici per sviluppare il primo quartiere smart!

 

L’economia di scala locale

Considero le attività commerciali dislocate all’interno di un quartiere come una risorsa grandissima per la vivibilità del quartiere stesso: un negozio di strada crea socialità, presidio attivo e soprattutto rende più frequentata la via. Pensiamo, ad esempio,  ai nuovi quartieri-dormitorio, casi emblematici della mancanza di socialità: case meravigliose, immerse in contesti di elevata qualità, ma poco frequentati perché privi di servizi o attività commerciali.

Il giusto mix funzionale tra residenze e commercio garantisce quindi l’equilibrio della zona. Nella Milano di oggi bisogna intervenire affinché queste risorse non vadano a morire, sostenendole e creando condizioni per nuovi insediamenti.

Diventa necessario ripensare completamente al modello di sviluppo creatosi negli anni 90- inizio 2000, dove a grandi complessi residenziali venivano affiancati supermercati e centri commerciali, concentrando in un unico punto le attività di vendita. Le grandi catene di mercato sono senza dubbio una risorsa per i residenti, ma il loro eccessivo proliferarsi sta provocando gravi danni al territorio: danneggiano le attività preesistenti nei quartieri  e attirano grandi flussi veicolari che la rete stradale non riesce a sostenere; se realizzate in aree periferiche, provocano un eccessivo consumo di suolo, rischio molto sentito nel sud milanese dove si registra una costante diminuzione della superficie agricola, provocando gravi danni al sistema ecologico-ambientale.

Come sostenere dunque il piccolo esercizio commerciale e ricreare un legame tra la città e il suo commercio?

  • Prevedere un affitto ridotto a tutti quegli spazi commerciali di proprietà Aler (previo accordo con la Regione) e del Comune per sostenere attività di quartiere: non slot machine, ma bar, prestinai, mercerie, ecc.
  • Sostenere gli esercenti interessati ad unirsi in distretti commerciali di quartiere, in modo da farsi forza a vicenda, creando una sorta di centro commerciale diffuso di quartiere, più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Incentivare la sperimentazione di app o altre tecnologie per sostenere questi nuovi raggruppamenti, rendendo più stretto e personalizzato il rapporto tra venditore e acquirente.
  • Sostenere sperimentazioni di domiciliazione della spesa con mezzi sostenibili, come biciclette cargo e mezzi elettrici, con un occhio di riguardo verso gli anziani e i diversamente abili.
  • Incentivare la spesa online, già diffusa in alcune catene commerciali, assenti nei negozi di quartiere. Dare la possibilità ai clienti di scegliere i prodotti di persona in negozio e concordarne la spedizione a domicilio; in questo modo si aiuterebbero anche le persone con difficoltà motorie a fare la spesa liberandole dal peso delle borse. Questo servizio potrebbe diventare il punto di forza dei neo distretti commerciali di quartiere perché con un’unica spedizione si riuscirebbe a soddisfare la clientela di diversi negozi.
  • Avviare un serio ragionamento sui mercati comunali. Data la vicinanza delle aree agricole alla nostra zona, mi immagino questi mercati come punti di raccolta e vendita diretta della produzione a chilometro zero; andare al mercato comunale deve quindi diventare sinonimo di una spesa di qualità, sostenibile per l’ambiente, ma anche per il proprio portafoglio!
  • Sostenere attività commerciali di nuova generazione. Avvicinare i giovani al commercio al dettaglio, sostenendoli anche nelle loro idee di sviluppo nuove e originali.
  • Sostenere quelle attività commerciali danneggiate da cantieri di medio-lungo periodo. Penso, ad esempio, agli esercenti posizionati lungo l’asse Foppa/Lorenteggio, interessati dai cantieri di M4: in questi casi non ipotizzo soltanto rimborsi commisurati ai danni subiti, ma elaborerei insieme ai negozianti nuove strategie per ridurne gli impatti negativi in termini di visibilità e ricettività.

A queste iniziative si dovranno aggiungere tutte le proposte che arriveranno dai tavoli tra commercianti e Municipio, perché tutti questi interventi non possono essere calati dall’alto, ma devono essere condivisi con chi opera nel settore. È necessario valorizzare gli incontri già messi in atto dalla giunta Pisapia, affinché non si perdano tutte le informazioni raccolte e si riesca a partire con una base matura per sviluppare nuove azioni.